Federica l’ho conosciuta a una festa. Era seduta al tavolo della cucina e raccontava a una coppia di amici le sventure dell’essere madre. O meglio: dell’aver a che fare con le altre madri.

Un argomento che, di primo acchito, mi aveva fatto cercare lo smartphone nella borsa, per poi riporlo però dopo aver ascoltato le prime due frasi pronunciate da quella trentenne con i capelli ossigenati e il vestito a fiori.

Sono terribili. Fanno a gara per chi ha il figlio più bello, più alto, che ha iniziato a camminare prima o che ha già tutti i denti da latte. Mai nessuna che dica il mio fa i capricci o rompe le scatole e non sa dire la esse.

 Federica ha una bimba di tre anni, Azzurra.

Stasera l’ho lasciata con la nonna, ma appena posso la porto con me. Perché alla fine mi manca. Ricordo il primo aperitivo che ho fatto dopo mesi di soli biberon e pannolini: ero felicissima, non vedevo l’ora, ma, dopo dieci minuti che stavo seduta al bar con le mie amiche, desideravo solo tornare da Azzurra.

 A questo punto mi scordo che ci conosciamo da mezzora e inizio a tempestarla di domande. (Tanto ho la scusa della deformazione professionale).

Come hai vissuto la gravidanza?

Diciamo che all’inizio mi ha messo un po’ in difficoltà, perché lavoravo con i bambini disabili e, quando ho scoperto di essere incinta, sono stata assalita da mille paure e ho fatto un sacco di esami non necessari. Ero diventata ipocondriaca… Poi, dal terzo mese, ho iniziato a sentirmi più a mio agio e mi sono goduta il momento felice.

 Hai avuto problemi sul lavoro?

No, anzi. Mi sono stati davvero vicino, perché all’inizio ero piuttosto frastornata. Mi sono sentita supportata da capi e colleghi. Sono entrata subito in maternità, perché lo prevede il mio contratto di lavoro e, nonostante non fosse semplicissimo sostituirmi visti i casi che seguivo, le miei responsabili sono state sempre professionali e disponibili. So che tutto questo è raro!

 E come è stato all’inizio dopo il parto?

Complicatissimo… Ero abituata a dormire molto, cucinare poco (mangiavo da mia mamma o uscivo con Alex, il mio compagno). Avevo chi mi lavava e stirava, lavoravo e mi dedicavo totalmente a me stessa. Sono sempre stata di natura piuttosto pigra. Azzurra ha completamente cambiato il mio stile di vita: orari, bisogni da soddisfare, notti in bianco… Certe volte non riuscivo nemmeno a trovare il tempo per fare una doccia!

E come ti sei gestita?

Nei primi mesi facevo qualsiasi cosa in funzione di Azzurra e questo cambio repentino mi aveva destabilizzata: certi momenti mi sentivo in paradiso, altri in prigione. Non è stato per nulla facile, ma non ho mai mollato. Non è vero che fare un figlio comporta solo gioie, ma è verissimo che l’amore materno è il più profondo e totalizzante.

 Dicevi dei rapporti con le altre mamme…

Si, è incredibile. Un mondo competitivo come mai avrei immaginato. Ho conosciuto madri che non fanno altro che decantare le prodezze dei propri figli, che li riempiono di “stimoli” perché pensano possano rimanere indietro rispetto ad altri…Del tipo: “Mio figlio ha quattro anni e fa yoga”. Volevo riderle in faccia. Tra le peggiori ci sono le salutiste: cucinano tutto in casa, persino lo yogurt. E se provi a dire che qualche volta due bastoncini Findus non li uccidono i bambini, ti considerano una madre deleteria. Che poi Azzurra mi ringrazia sempre quando li metto in tavola. “Prego amore, sono solo dieci minuti nel forno!”. E poi ci sono quelle che difendono i figli a priori, anche se hanno appena preso a sberle un bambino davanti a loro, e quelle che lasciano stare i figli per un’ora sull’altalena, incuranti degli altri che strillano e si disperano per salire.

 Il parco come palestra di vita.

Già! Me ne sono successe di ogni, al parco.

 Per esempio?

Una volta ho accennato alle altre mamme che, forse, avremmo potuto parlare anche di qualcosa che non fossero i nostri figli. Non so, vacanze, vestiti, libri? Mi hanno guardata come se fossi un’aliena pericolosa.

 Ti sei mai sentita giudicata?

Sì, milioni di volte. La prima in assoluto è stata riguardo l’allattamento. Mi è capitato spesso di dovermi giustificare per aver allattato solo quindici giorni, di essere guardata con profonda disapprovazione quando poi spiegavo che l’allattamento non faceva per me, che m’innervosiva, non mi piaceva, non mi faceva sentire bene. Quando dicevo queste cose, c’era anche chi cercava di farmi sentire in colpa come se l’amore per mia figlia dipendesse esclusivamente da quello. E’ bruttissimo che i giudizi arrivino proprio da chi dovrebbe capire…

 Ma avrai fatto qualche amicizia…Si può essere mamme e alleate?

Sì. Quando vedo una donna spaesata e disorganizzata come me provo subito simpatia. E magari, se il figlio si è appena sbrodolato il gelato addosso, le regalo una salviettina umidificata. Ho capito che devo cercare qualcuna che mi assomigli, qualcuna come me: un po’ insicura, un po’ felice, un po’ stanca, un po’ in cerca di risposte… Qualcuna che sia dissacrante e sincera sulla maternità. E per fortuna le ho trovate, le mie amiche mamme.